SISTEMI DI ACCENSIONE

L’evoluzione delle armi da fuoco dalle origini alla prima metà dell’ 800, è legata a quella dei sistemi di accensione.

La piastra a miccia

Fino a quando il tiratore dovette reggere l’arma con una mano e usare l’altra per l’accensione,  l’efficacia delle bombarde fu molto ridotta rispetto alla potenzialità. Il primo decisivo miglioramento fu nei primi anni del ‘400, un semplice congegno: il serpentino.

La piastra a ruota

Un’ ulteriore evoluzione dei sistemi di  accensione fu rappresentato dal meccanismo a ruota, molto simile a quello degli odierni accendisigari: un pezzo di pirite, stretto tra due ganasce veniva  portato a  contatto  con il bordo di una ruota dentata creando le scintille che accendevano la polvere di innesco. Con questo meccanismo fu possibile per la prima volta, ottenere l’accensione dell’arma, senza la necessità di essere vicino ad un fuoco o ad una fiamma, consentendo così di poter sparare estraendo l’arma e di non essere individuati dal bagliore del fuoco, contrariamente a quanto avveniva in precedenza.

L’acciarino a pietra focaia

Considerato l’alto costo del meccanismo a ruota, gli armaioli si dedicarono alla ricerca di un sistema di un meccanismo più semplice e la scoperta non si fece attendere molto.
Il meccanismo a pietra focaia produceva la scintilla attraverso l’urto della pietra stessa (selce), con la batteria o martellina . Ideato il sistema , fu un susseguirsi di perfezionamenti, che caratterizzarono i vari territori ed i vari stati, fino alla costruzione dell’acciarino alla “moderna”.

Con questo tipo di acciarino Brescia e la Valtrompia raggiunsero un livello di perfezione quasi assoluta.

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