PISTOLE VARIE

E IL RE DISSE: “TUTTE LE MIE ARMI NON VALGONO UNA DI QUESTE”…
Il 30 ottobre, in Lione, a Luigi XIII che conversa nella sua camera con i cavalieri della corte, l’ambasciatore veneto presenta il dono del Senato riposto in una mirabile custodia.  Il re apre personalmente la cassetta e, senza permettere che altri le tocchino, esamina le armi tanto desiderate chiamando ad uno ad uno i suoi cavalieri affinché le ammirino. Pronuncia poi la famosa frase che ha dato origine al nostro dire : Tutte le mie duecento armi insieme non valgono una di queste ! Il re ordina poi che sulla sua carrozza personale e con la scorta della sua guardia le armi siano trasferite a Parigi. Per l’accuratissimo lavoro vennero impiegati cinque maestri bresciani: 

Giovanni Cavacciolo fabbricò le piastre a ruota, Giacinto Secardo realizzò le traforature ornamentali, Antonio Cosi ed il figlio Carlo  le cesellarono ed infine LAZARINO COMINAZZO  fu l’artefice che con la sua opera rese eccelsa la qualità delle armi.

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